Marilena Sutera

Marilena Sutera

Reviews

The texts published here are taken from presentations of catalogs and solo exhibitions held by Marilena during her artistic journey, starting from her beginnings.

Antonio Giordano - "Forma Mater", Le Stanze - Manciano (GR) - 2023

Nel progetto “Forma, Mater”, la sensibilità dell’artista, quale donna e madre di due figli, invita a una riflessione sulle molte donne madri che troppo spesso appaiono nei notiziari come eroiche protagoniste nonché testimoni in fuga da nazioni più o meno lontane in guerra o in carestia e in cerca di giustizia, di lavoro e soprattutto di pace.

La meditazione su questo continuo fenomeno migratorio converge l’attenzione di Marilena Sutera sulla “Statua romana femminile con due bambini” in peperino del II sec. a.C. conservata nella collezione dei Musei Capitolini presso la Centrale Montemartini (Inventario MC1712) di Roma e identificata come prigioniera barbara. L’ispirazione poietica della serie di serigrafie nasce dalla forma della figura muliebre in quanto Mater, generatrice di vita e di creazione artistica.

L’artista, innamorandosi della forma e del contenuto dell’opera, ha iniziato a percorrere un cammino verso di essa, o meglio, dentro di essa, per dare voce alla donna ispiratrice di questo capolavoro, che pure tanto deve aver sofferto come madre e nutrice, probabilmente lontana dalla sua terra d’origine. La sua immagine si sovrappone a quella delle madri profughe contemporanee.

La donna sembra chiedere di voler essere ascoltata, una volta per tutte.

Nel peso di questa conduzione, profuga, forse prigioniera e madre, il volume del suo corpo e del suo abito in peperino s’impone agli occhi del fruitore. È la forma archetipa della donna che accoglie, ha la forma di un vaso che da sempre rappresenta il mondo femminile e qui diventa un athanor alchemico, una fucina artistica nella terra di Maremma, fertile produttrice artistica già dalla primitiva età etrusca.

La figura è stata disegnata e reiterata più volte dall’artista, con il forte istinto di narrare sé stessa attraverso quelle forme. Il lavoro non si ferma ai primi disegni di copiatura della statua. L’artista è andata avanti, cercando di sintetizzare al massimo quelle forme archetipe, giungendo alle silhouette serigrafate e agli incontri/scontri con altre forme da esse derivate.

EXHIBART INCONTRA MARILENA SUTERA - INTERVIEW - 2023

Qual è stato il tuo percorso artistico?

Il mio percorso artistico ha avuto una formazione classica abbastanza rigida presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze, rafforzata anche dal fatto che venissi da una famiglia di scultori siciliani le cui opere erano di tipo classico naturalistico.

Per molto tempo ho riprodotto la realtà, ho eseguito, ritratti, paesaggi, nature morte, e dopo un periodo iniziale di pittura “tonale” accademica, mi sono lasciata catturare dal colorismo vitale dei movimenti espressionisti tedeschi e francesi, alla ricerca di un linguaggio personale.

In seguito ho incontrato il mondo dell’incisione, all’Accademia di Belle Arti di Firenze, poi presso la Scuola Internazionale d’Arte Grafica “Il Bisonte”, sempre a Firenze, e nel momento in cui è avvenuto questo incontro, l’immaginario è entrato a far parte dei temi del mio linguaggio. Pur praticando molta incisione, non ho mai abbandonato la pittura.

Sono sempre stata dell’idea che un’artista debba conoscere più tecniche possibili per ottenere una varietà più grande di linguaggi.
Dopo aver praticato molta incisione calcografica, ho conosciuto anche altre tecniche di stampa, ho approfondito la conoscenza della serigrafia con il Maestro Mariano Durante a Madrid. Da diversi anni sono docente di Grafica d’arte e Serigrafia presso l’ Accademia di Belle Arti di Roma.

Nel mio lavoro ho praticato varie tecniche: pittura, grafica, serigrafia, assemblaggi, installazioni, videoinstallazioni, video e performance in collaborazione con il regista coreografo Aurelio Gatti. Ogni tecnica può essere valida per aiutarmi ad esprimermi.

Leggi l’intervista completa su: https://www.exibart.com/exibart-prize/exibart-prize-incontra-marilena-sutera/

YONG XU WANG - "Il colloquio", AAIE Center - Roma - 2019

Il rapporto di amicizia tra me e Marilena Sutera ha avuto inizio tre anni fa, quando ero ancora un novellino nel campo della curatela. Tuttavia, quando vidi le sue opere, la simpatia, quella sorta di consonanza che venne a prodursi tra di noi, fece sì che iniziassi a desiderare di poter collaborare con lei in futuro. Non molto tempo dopo ci siamo ritrovati a pianificare questa mostra insieme. Ne sono molto onorato e, allo stesso tempo, provo timore e trepidazione. Una ragione è che sono nato e cresciuto nella provincia cinese della Mongolia Interna, ed è come se potessi godere delle sue opere solamente dal punto di vista della cultura orientale; la seconda ragione è che essendo mia docente nutro un grande rispetto nei confronti dei suoi traguardi artistici e della sua nobile personalità, il che mi induce a prestare grande attenzione al non fornire un’interpretazione errata delle sue opere.

Per questa mostra ho selezionato alcuni dipinti a olio e stampe, tutti risalenti agli ultimi anni, che seguendo il mio sentire ho riunito sotto il titolo de “Il colloquio”. È evidente come questa mostra sia destinata a diventare un colloquio tra lei e le sue opere, tra lei e me, tra oriente e occidente. La struttura e i colori di queste stampe mostrano appieno l’abile utilizzo che l’artista fa del linguaggio di questa specifica tecnica; ha riflettuto sulla sottile relazione esistente tra i personaggi e l’immagine, sulle emozioni diafane e sul processo che le porta gradualmente alla luce. Contemporaneamente si è interrogata su come utilizzare la minor quantità di colore per dare espressione ai suoi sentimenti più profondi: ci sono passione, amore, solitudine, depressionee dolore. Tra tutti quei sentimenti che non abbiamo modo di spiegare razionalmente, passione e solitudine sembrano essere due facce della stessa medaglia; il mistero, l’armonia, la tranquillità e il calore riflessi nelle immagini sono la dimostrazione del processo di ricerca del sé intrapreso dall’artista, e ciò che ne ricaviamo è il suo essere insostituibile.

Le opere di Marilena Sutera non sono solamente visive, ma offrono anche suggestioni uditive: è come se si potesse ascoltare il fruscìo delle estremità dei fili d’erba accarezzate dal vento tiepido e delicato della prateria.

Chiudendo gli occhi, nella nostra mente apparirà chiara l’immagine raffigurata nel quadro: rilievi montuosi e corsi d’acqua, spazi aperti e selvaggi, enormi pietre che si spostano pian piano, sparendo all’alba, lo spazio si dilata e anche il tempo scompare, conducendo a una liberazione dello spirito. L’essenza viene intuita, come nei versi di una poesia.

Nelle sue opere è possibile osservare una grande quantità di forme circolari equadrate, che possono essere direttamente ricollegate al concetto orientale secondo cui “il cielo è circolare e la terra quadrata”.

Nella tradizionale teoria dello yin e dello yang, il quadrato è stabile, rappresenta la terra e riconduce al concetto di stabilità e staticità, il cerchio è invece fluido, è la forma del cielo che produce il cambiamento: la combinazione di questi due aspetti, che interagiscono in base a un rapporto stabile e allo stesso tempo dinamico, determina un senso di vitalità. Nelle immagini di Marilena Sutera, quadrato e cerchio riflettono proprio la materia e l’ambiente, il passaggio da stato solido e gassoso; al contempo, uno stato di stabilità emerge dalle emozioni e dai bisogni
primordiali che albergano nel cuore delle persone, dalla rimozione di tutti gli orpelli che consentono riportare la natura umana alla sua condizione originale e ripristinarne la primitiva estetica. Solo quando l’artista e la sua opera raggiungono uno stato di quiete, potrà palesarsi il reale potere che vi sottende.

LEONILDE CARABBA - Catalogo "Fuori centro", L'Alveare - Milano - 2016

Il mio incontro con Marilena è avvenuto sotto la protezione di Ildegarda e quindi è magico. Marilena è un artista consapevole, sa cosa fa e perché. Non è da tutti. Lascio parlare lei: “Sto percorrendo questi anni della mia vita con un gran desiderio di prendere tutto, non lasciare nulla dietro le mie spalle, con la consapevolezza che sia quasi un dovere godere dell’energia vitale che tiene al mondo noi e tutto ciò che vive intorno a noi. Ildegarda da Bingen dà un nome a questa energia vitale , la chiama “viriditas” e nel suo pensiero è fondamentale, il concetto della “ corrispondenza” tra Dio e Natura, tra uomo e mondo:“…come il soffio dell’anima tiene insieme il corpo con fermezza, così i venti più forti animano quelli sottomessi…”, “… come l’acqua irriga la terra così l’anima penetra in tutto il corpo..” (Liber Divinorum Operum). L’uomo e tutta la natura che lo circonda si corrispondono perché uniti e animati dalla stessa forza vitale, la viriditas.”

“FUORI CENTRO” è un paradosso, bisogna essere centrati per permettersi di essere fuori centro. Amo l’arcaicità moderna di Marilena. Un paradosso, appunto. In questo punto instabile che è nello stesso tempo qui e ora e altrove c’è una Poesia che sconfina i generi. Marilena spazia, con grande libertà, in diversi generi. Acquerello, garze, foglia d’oro, acquaforte, serigrafia e sempre l’immaginario vince sul reale, che però è presente ed anche il doppio è lì a farci riflettere sullo stato della nostra mente – sul nostro sentire con tutti i pori aperti. La metafisica qui è concreta, vitale e chiede il perché del nostro essere qui – del nostro essere incarnati – del significato, dei significati. L’idea contemplata si fa carne, materia vivente, icona sacra fuori da ogni schema e/o dogma. L’unica certezza è che siamo in cammino qui è ora e lei nel cammino non è sola, perché non è solo artista, è anche madre, o meglio Madre.

Qui di nuovo faccio parlare lei: “ Nell’ultima opera, “Intera”, ho fatto una forma unica, centrale appunto, sono io ma non sono da sola, ho i miei due figli accanto. Io divento intera solo con loro, inglobati dentro di me. Vorrei essere al centro insieme a loro. Non potrei trovare il mio centro senza di loro. E’ normale per una madre. La figura, in apparenza un corpo unico con tre teste, è circondata dal cielo. Il cielo è Uranos, il padre, colui che feconda Gea, la terra, e genera la prole.” Marilena scende nell’inconscio collettivo a cercare sé stessa e risale con frammenti di bellezze arcane e fiori e frutti che sono di questa realtà, ma anche di altre più sottili e più eteree. E nell’incontro tra le varie parti di sé aiuta chi guarda i suoi quadri con attenzione vigile ad incontrare sé stesso e questo è un dono che nasce dalla capacità di darsi quasi senza pudore e così la Carne – la Luce ed il Buio si incontrano in una Danza senza confini.

DANIELA SIMONI - "Capovolta" - Porto San giorgio (Fm) - 2013

Disancorata dal porto sicuro delle convenzioni, nel libero spazio della creazione, la realtà si manifesta nella sua essenza: duplice, ambigua, frantumata. Tra l’istante e l’etereo, tra l’abisso e il cosmo, tra l’essere e il nulla, la vita si snoda nella dialettica tensione degli opposti, visivamente rappresentati dallo sdoppiamento dei profili, dalla rotazione fisica delle figure che sfuggono alle leggi della gravità.

L’incontro, il precipizio, il volo, l’equilibrio instabile, la sospensione sono tutte metafore del nostro essere nel mondo, della riflessione sull’enigma dell’esistenza, della ricerca del sè rappresentate con delicatezza, lirismo,
sottile ironia. L’identità stessa è scissa, l’io non è un punto fermo e certo, circoscrivibile con un’unica linea ma si declina in diverse forme.

Anche gli strumenti visivi utilizzati da Marilena Sutera sono improntati ad un sostanziale dualismo: da un lato la matericità pittorica vibrante, quasi carnale, dall’altro la levità del segno grafico che sostiene l’invenzione, la rilancia con energia nello spazio sospeso. L’arte, attraverso la sua forma catartica, affronta le paure più profonde, gli interrogativi irrisolti, offrendo, con uso quasi alchemico di linea e colore, dei piccoli frammenti di realtà in cui tutto, come nel sogno, magicamente sembra svelarsi.